LA SICUREZZA ALIMENTARE NELL’ERA “OMICA” E DELLA BIOINFORMATICA. LO SCENARIO

La sicurezza alimentare sarà sempre più uno dei temi caldi del prossimo scenario di settore. Negli ultimi venti anni il sistema globale della produzione e commercializzazione degli alimenti ha conosciuto profondi cambiamenti strutturali e gestionali. Frutto, questo, dei mutati contesti economico-sociale, geopolitico e di sviluppo tecnologico nonché l’incessante processo di globalizzazione e integrazione dei mercati. Da una parte ne è derivato il vantaggio della disponibilità di prodotti alimentari che non rispettano i luoghi e le stagioni (il trasporto di prodotti alimentari è cresciuto dal 1960 a oggi a un tasso esponenziale maggiore della stessa produzione alimentare) 1. Dall’altra si sono purtroppo create le condizioni per la rapida diffusione delle contaminanti attraverso le derrate alimentari le cui origini e profilo microbiologico, a causa della complessità  delle reti di distribuzione, risultano spesso difficilmente determinabili. Tra i maggiori drivers di cambiamento della produzione alimentare quello demografico è ritenuto particolarmente significativo per il maggiore impatto sulla sostenibilità delle produzioni future 2. Pensiamo alla crescita esponenziale della popolazione che raggiungerà 9 miliardi nel 2050 e che interesserà maggiormente i paesi a medio e basso reddito con capacità limitate di gestire i nuovi rischi legati alla globalizzazione. La crescita demografica si associa inoltre a un trend crescente di invecchiamento della popolazione. La stessa abbisogna di alimenti ad alto valore nutrizionale e funzionale almeno per le società ad alto reddito e ciò comporta un serio problema di sostenibilità dei futuri sistemi sanitari e di crescente limitazione nel tempo di risorse energetiche disponibili 3.

La sicurezza alimentare sempre più centrale

Se anche entro il 2050 si stima che la produzione di cibo, di energia e di acqua cresceranno rispettivamente del 60%, 50% e 40% 4 in relazione alla disponibilità di cibo, il dato sconfortante è che, accogliendo la visione assiomatica di Malthus sui cicli delle sovrappopolazioni, mentre la popolazione cresce in modo esponenziale la produzione alimentare ha un tasso di crescita lineare 5. Accanto alla crescita demografica operano altri fattori chiave riconducibili ai cambiamenti climatici, inquinamenti ambientali, depauperamento di risorse ed energia, nuove tecnologie produttive, che in sinergia e con effetto catalitico minacciano la sicurezza, la disponibilità e la sostenibilità della produzione alimentare futura. Questo scenario rappresenta per il settore produttivo agro – alimentare e per i soggetti incaricati del controllo ufficiale una sfida epocale che sarà possibile fronteggiare solo adottando un approccio olistico, integrato o sistemico, in virtù del quale l’attenzione dovrà concentrarsi sui rapporti di dipendenza dei fenomeni utilizzando l’analisi delle reti o altri strumenti informatici, piuttosto che su analisi particolareggiate avulse dal contesto di riferimento.

Gli effetti dei mutamenti climatici

Gli effetti climatici costituiscono fattori ambientali in grado di condizionare gli ecosistemi vegetali e animali e l’ecologia delle popolazione batteriche con conseguenze imprevedibili in sanità pubblica. Basti pensare alle emissioni in atmosfera di gas serra, i cui valori sono raddoppiati nel periodo dal 1970 al 2005, responsabili del costante aumento della temperatura del pianeta. Tralasciando le conseguenze economiche individuabili nella contrazione delle produzioni agricole mondiali, quantificate in 40 milioni di tonnellate per anno dal 1981 al 2002, e che impone la necessità di soluzioni tecnologiche e di ricerca6, l’importanza degli effetti climatici va valutata anche in relazione alle perturbazioni degli ecosistemi batterici e animali e alla emergenza e diffusione di patogeni umani ed animali. Ne è un esempio il recente modello climatico impostato su spazio e tempo e applicato allo studio della diffusione della Bluetongue, infezione virale dei ruminanti trasmesso da artropodi vettori, con diversi focolai verificatisi nel nord ovest dell’Europa nel 2006 7.
Per effetto del sopra descritto contesto multi-fattoriale e in un rapporto di causa-effetto più o meno diretto, sono emersi nuovi pericoli o riemerse vecchie noxae come risultato di un processo evoluzionistico di adattamento ai nuovi ecosistemi. L’elemento che caratterizzerà in futuro il rischio associato ai nuovi pericoli microbiologici (virus, batteri) alimentari è la loro maggiore virulenza e dirompente diffusività facilitata e amplificata dalla presenza di flussi commerciali inseriti in reti o catene interconnesse di distribuzioni globalizzate che coesistono con nicchie produttive regionalizzate. La complessità della filiera alimentare e della rete dei trasporti e la presenza di confini sempre più larghi costituiscono motivo di forte preoccupazione per gli organismi di controllo ufficiale a causa delle difficoltà di gestione della tracciabilità delle derrate alimentari e di individuazione rapida dei relativi pericoli con il risultato di una inevitabile esposizione dei consumatori. Per usare una similitudine la rete dei trasporti dei prodotti alimentari con i relativi hubs commerciali presentano un rischio simile a quello legato alla movimentazione rapida e su scala globale delle persone. A riguardo si stima che se un nuovo ceppo di influenza aviare dovesse diffondersi a livello globale sfruttando la rete di trasporto aereo che collega le principali città del mondo, c’è il rischio potenziale che tre miliardi di persone potrebbero essere esposte al virus entro un tempo brevissimo 8. Questo rischio si è dimostrato concreto durante l’epidemia di SARS la cui diffusione globale è stata facilitata dai viaggi e trasporto aereo delle persone colpite 9.
Per gestire dunque la straordinaria complessità del sistema alimentare attuale, destinata ad aumentare in maniera esponenziale nel futuro, occorre investire in ricerca tecnologica e informatica per la sicurezza alimentare e sviluppare un approccio foresight utilizzando strumenti di ricerca e di analisi cosiddetti intelligenti in grado di intercettare, prevedere e prevenire gli effetti sfavorevoli dei cambiamenti.

Fonti
1 Maria Ercsey-Ravasz, Zoltan Toroczkai, Zoltan Lakner, Jozsef Baranyi. Complexity of the International Agro-Food Trade Network and Its Impact on Food Safety. 2012. Disponibile online su PlosOne.

2 I risultati di un recente studio Delphy condotto nell’ambito del progetto Collab4Safetyù (www.collab4safety.eu) finanziato dalla Commissione europea per la ricerca quadro FP7 e presentati a Milano il 4 Maggio 2015 per EXPO2015, indicano un generale consenso tra le centinaia di esperti partecipanti a considerare il cambiamento demografico, le forze economiche, la carenza di risorse e i fattori ambientali, drivers significativi per i fattori di rischio alimentari emergenti.
3 Government Office for Science. Foresight. The Future of Food and Farming. Challenges and choices for global sustainability. Final Project Report. 2011.
4 Towards the future we want. FAO 2012. http://www.fao.org/docrep/015/an894e/an894e00.pdf .
5 Introduction to Modern Climate Change, di Andrew Dessler. 2011.
6 Vedi nota 3
7 Vermeulen, Sonja G, e coll. Climate change and Food Systems, Annual Review of Environmental and Resources, Vol. 37, No 1, November 21, 2012. Pp.195-222.
8 Word Economic forum. Insight report. Global Risks 2014 Ninth Edition.
9 Cunningham AA. A walk on the wild side – emerging wildlife diseases. British Medical Journal. 2005; 331:1214–1215
10 Vedi nota 1

Di Maurizio Ferri *

Veterinario Ufficiale

Membro Consiglio Direttivo SIMeVeP